La Divina Commedia · Atlante
Seconda cantica

Purgatorio

Il secondo regno: la montagna dalla spiaggia al Paradiso terrestre.

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Tavola d’apertura

La spiaggia all’alba

Tavola 2 · La spiaggia all’alba · Purgatorio I-II

Tavola 2 · La spiaggia all’alba · Purgatorio I-II

L’isola nell’altro emisfero: osserva la luce che sale sul mare, il veglio che custodisce la spiaggia e la montagna lontana.

La mappa del regno

Il Purgatorio

Mappa 2 · Il Purgatorio: la spiaggia, le cornici, il Paradiso terrestre · Purgatorio I-XXXIII

Mappa 2 · Il Purgatorio: la spiaggia, le cornici, il Paradiso terrestre · Purgatorio I-XXXIII

La montagna in sezione: l’Antipurgatorio, la porta, le sette cornici con il vizio, la pena e i canti, il giardino sulla vetta.

Gli schemi dei canti

Tre luoghi da vicino

Schema · L’Antipurgatorio: la salita fino alla porta · Purgatorio III-IX

Schema · L’Antipurgatorio: la salita fino alla porta · Purgatorio III-IX

La parte bassa del monte: osserva la spaccatura nella roccia, il primo ripiano dei negligenti e la valletta prima della porta.

Apri e ingrandisciNel libro: p. 270
Schema · Le sette cornici: vizio, pena e amore · Purgatorio X-XXVII

Schema · Le sette cornici: vizio, pena e amore · Purgatorio X-XXVII

Le cornici dal basso all’alto: osserva come Virgilio le raggruppa secondo l’amore che sbaglia (Purgatorio XVII, vv. 91-139).

Apri e ingrandisciNel libro: p. 309
Schema · Il Paradiso terrestre: una fonte, due fiumi · Purgatorio XXVIII, vv. 121-133

Schema · Il Paradiso terrestre: una fonte, due fiumi · Purgatorio XXVIII, vv. 121-133

La vetta del monte: osserva la fontana che si apre da due parti, il Lete che scorre a sinistra e l’Eunoè dall’altro lato.

Apri e ingrandisciNel libro: p. 426
Le scene

Quattro scene del Purgatorio

Ogni tavola illustra solo ciò che i versi nominano. Leggi i versi, poi osserva la scena con la scheda.

Tavola 8 · Purgatorio I, vv. 118-136

Il volto lavato con la rugiada

Noi andavam per lo solingo piano
com’uom che torna a la perduta strada,
che ’nfino ad essa li pare ire invano.120
Quando noi fummo là ’ve la rugiada
pugna col sole, per essere in parte
dove, ad orezza, poco si dirada,123
ambo le mani in su l’erbetta sparte
soavemente ’l mio maestro pose;
ond’io, che fui accorto di sua arte,126
pòrsi ver lui le guance lacrimose:
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l’inferno mi nascose.129
Venimmo poi in sul lito diserto,
che mai non vide navicar sue acque
uomo che di tornar sia poscia esperto.132
Quivi mi cinse sì com’altrui piacque:
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l’umile pianta, cotal si rinacque135
subitamente là onde l’avelse.
Osserva la tavola

All’alba, sulla spiaggia del Purgatorio, Virgilio esegue i due ordini di Catone. Posa le mani sull’erba bagnata di rugiada e lava il viso di Dante, che ritrova «quel color che l’inferno mi nascose» (v. 129). Poi lo cinge con un giunco, la pianta che vive sulla riva perché sa piegarsi. Il mare che nessuno ha navigato tornando indietro (vv. 130-132) richiama il naufragio di Ulisse (Inferno XXVI). Il giunco strappato rinasce subito (vv. 134-136), un prodigio di rinnovamento.

Nel libro: Purgatorio I, La spiaggia dell'isola: Catone, p. 249

Tavola 9 · Purgatorio II, vv. 106-123

Il canto di Casella e il richiamo di Catone

E io: «Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie voglie,108
di ciò ti piaccia consolare alquanto
l’anima mia, che, con la mia persona
venendo qui, è affannata tanto!»111
‘ Amor che ne la mente mi ragiona ’
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi sona.114
Lo mio maestro e io e quella gente
ch’eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.117
Noi eravam tutti fissi e attenti
a le sue note; ed ecco il veglio onesto
gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?120
qual negligenza, quale stare è questo?
correte al monte, a spogliarvi lo scoglio
ch’esser non lascia a voi Dio manifesto».123
Osserva la tavola

Sulla spiaggia Dante ritrova Casella, musicista e amico, e gli chiede un canto che lo consoli. Casella intona «Amor che ne la mente mi ragiona» (v. 112), una canzone di Dante stesso, e tutti si fermano ad ascoltare. Catone, il «veglio onesto» (v. 119), interrompe la sosta e manda le anime al monte. Nella lettura più diffusa il rimprovero non colpisce la musica ma la sosta. Dante però ricorda quella dolcezza ancora mentre scrive (v. 114).

Nel libro: Purgatorio II, La spiaggia: l'angelo nocchiero e Casella, p. 256

Tavola 10 · Purgatorio XI, vv. 1-30

I superbi sotto i massi

«O padre nostro che ne’ cieli stai,
non circunscritto, ma per più amore
ch’ai primi effetti di là su tu hai,3
laudato sia ’l tuo nome e ’l tuo valore
da ogni creatura, com’è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.6
Vegna ver noi la pace del tuo regno,
ché noi ad essa non potem da noi,
s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.9
Come del suo voler li angeli tuoi
fan sacrificio a te, cantando osanna,
così facciano li uomini de’ suoi.12
Dà oggi a noi la cotidiana manna,
senza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s’affanna.15
E come noi lo mal ch’avem sofferto
perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
benigno, e non guardar lo nostro merto.18
Nostra virtù che di leggier s’adona,
non spermentar con l’antico avversaro,
ma libera da lui che sì la sprona:21
quest’ultima preghiera, signor caro,
già non si fa per noi, ché non bisogna,
ma per color che dietro a noi restaro».24
Così a sé e noi buona ramogna
quell’ombre orando, andavan sotto il pondo,
simile a quel che talvolta si sogna,27
disparmente angosciate, tutte a tondo,
e lasse, su per la prima cornice,
purgando la caligine del mondo.30
Osserva la tavola

Sulla prima cornice i superbi avanzano curvi sotto pesanti massi e recitano il Padre nostro riscritto in terzine. Il pane diventa la «cotidiana manna» (v. 13), il tentatore l’«antico avversaro» (v. 20). L’ultima domanda non serve più alle anime, che non possono peccare: la fanno per i vivi rimasti «dietro a noi» (v. 24). Nella tavola i massi piegano le anime in misura diversa, perché sono «disparmente angosciate» (v. 28). Chi teneva alta la testa ora la porta bassa.

Nel libro: Purgatorio XI, I superbi: Omberto, Oderisi e Provenzan Salvani, p. 316

Tavola 11 · Purgatorio XXX, vv. 22-39

Beatrice appare

Io vidi già nel cominciar del giorno
la parte oriental tutta rosata,
e l’altro ciel di bel sereno adorno;24
e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che, per temperanza di vapori,
l’occhio la sosteneva lunga fiata:27
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fuori,30
sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.33
E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato che a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,36
senza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d’antico amor sentì la gran potenza.39
Osserva la tavola

Nel Paradiso terrestre, dentro una nuvola di fiori gettati dagli angeli, appare Beatrice, che da qui guiderà Dante. Velo bianco, manto verde e veste color di fiamma (vv. 31-33) sono, nella lettura più diffusa, i colori della fede, della speranza e della carità. Dante non la riconosce con gli occhi, ma «d’antico amor sentì la gran potenza» (v. 39). Nella tavola Dante è solo: Virgilio è già scomparso, e se ne accorgerà ai vv. 49-51.

Nel libro: Purgatorio XXX, Il Paradiso terrestre: Beatrice appare, Virgilio scompare, p. 439

Ascolta

La lettura integrale del Purgatorio registrata da Pier per LibriVox, di pubblico dominio: ascoltala su Internet Archive.

La lettura segue un’edizione del 1816, non il testo del libro: alcuni versi possono differire da quelli stampati, per una parola o per l’ordine delle parole.